Parole che sono me

"Abbiamo bisogno di contadini, di poeti,
di gente che sa fare il pane,
di gente che ama gli alberi
e riconosce il vento."
- Franco Arminio

VIVA LA VIDA

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  • Ultima lettura: Cade la terra" di Carmen Pellegrino
  • Nell'aria, odore di: Basilico
  • L'ultimo sapore: anguria

mercoledì 19 luglio 2017

Pizzelle di fiori di zucca

"Se non siete capaci di qualche stregoneria, 
è inutile che vi occupiate di cucina"
- Sidonie Gabrielle Colette



Questa è una ricetta antica della mia famiglia, tramandata di nonna in nipote, da parte paterna.
Le pizzelle di sciurilli sono un cibo sfizioso, un intrattenimento godurioso mentre si aspetta la portata principale, tant'è che le si usa mangiare appena fritte, calde calde, spruzzate di pepe nero e sale.
Amo molto questi fiori gialli delicatissimi eppure carichi del sole cocente dell'estate, un fiore tutto da mangiare e che ha notevoli proprietà: sono ricchi di sali minerali ed hanno una buona dose di carotenoidi e ferro.
Io li preparo anche in zuppa, come faceva mia nonna.
Con un pizzico di magia e di innata saggezza, mia nonna riusciva a impreziosire non solo ogni cosa, ma pure ogni piatto e con estrema semplicità.

Questa delle pizzelle è la ricetta che nonna Lena mi ha tramandato, di cui però non posso scrivere le dosi precise di farina, lievito madre, un poco d'acqua quanto basta per amalgamare, erba cipollina e fiori di zucca appena colti dal campo, possibilmente la mattina presto quando sono belli freschi.
Lavare i fiori e privarli della turgida parte centrale, metterli da parte.
Si amalgama la farina a un poco di acqua e infine si aggiungono le erbe tagliuzzate a mano, non con il coltello.
Potete aggiungere anche rucola selvatica e prezzemolo.




La pastella  così formata la si lascia riposare una mezz'oretta, dopodichè nella padella calda di olio d'oliva extravergine versare a cucchiaiate generose. Lasciar dorare ogni lato per alcuni minuti, porre su carta assorbente o da cucina poi salare e pepare a proprio piacimento.
Non arriveranno alla tavola, ve l'assicuro, come tutto il cibo preparato con amore e passione.


giovedì 6 luglio 2017

Fiore selvatico

Sin da bambina, quando con mio nonno G. guardavo gli spaghetti western, quelli con John Wayne, io ho sempre fatto il tifo per gli indiani, ero ipnotizzata dinanzi ai loro riti e alle loro sembianze, alla loro bellezza e selvatichezza.
Un pò più grandicella, verso i 14 anni, a scuola mi chiamavano Pocahontas, il mio mito dell'infanzia, la mia prima Musa ispiratrice (con il tempo sono venute poi Emily Dickinson, Virginia Woolf, Dorothy Parker, Frida Kahlo e tante altre). Pocahontas per via delle mie trecce nere, capelli fluenti, e della mia pelle olivastra, sempre baciata dal sole.
Crescendo sono divenuta un'appassionata e poi studiosa della cultura dei Nativi Americani: quel che più mi affascina è il loro rapporto con ogni più piccola cosa della Natura, tanto da racchiudere l'intero Cosmo nei nomi che si scelgono, e che possono mutare nel corso dell'esistenza. "Toro seduto", "Nuvola Rossa", "Cavallo Pazzo" mi ha sempre ammaliato questo incantesimo dei nomi, quasi a identificarsi in un'immagine che rispecchiasse l'essenza dello spirito, del carattere, dell'indole, quasi a riconoscere e prevedere una vocazione.
Da Nereide, perchè dall'acqua io provengo, ho scelto ora il mio di nome: Fiore selvatico.
Qui è racchiusa la mia storia, le mie origini, la mia indole.
I fiori di campo o selvatici, sono in grado di crescere, resistere ed espandersi in qualsiasi condizione ambientale, fioriscono perfino nelle pieghe del cemento, nei buchi dell'asfalto, si lasciano accarezzare dai capricci del vento, il mio caro magico vento, rallegrano un campo con i loro colori variegati, sono come sfaccettature della pietra di un diamante, non saprei dire a quale appartengo di più, se a un papavero, a un girasole, alla malva, alla ginestra al cardo. Ho sfaccettature di tutti loro.
I fiori selvatici rifiutano le descrizioni e le definizioni stereotipate, sono confini troppo stretti, a volte se ne stanno solitari ai bordi delle strade, è spesso difficile decifrarli, eppure stando in loro presenza senti la bellezza pervaderti.
Mi ricordano le passeggiata in campagna durante la mia infanzia, mi ricordano mia nonna Lena che raccoglieva piante e fiori, li annusava, capiva se fossero velenosi o meno, poi li portava a casa e li faceva rivivere nel suo giardino. Come facesse a far rinascere certe piante, ancora oggi non lo so, ma lo faceva, e per questo era magica ai miei occhi.
I fiori selvatici mi ricordano le mie radici. E alle radici non si può non dare ascolto...come certe parole che vengono a cercarti e sembrano parlare proprio di te.
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