VIVA LA VIDA

  • Sul comodino: "Cade la terra" di Carmen Pellegrino
  • Ultima lettura:"Kafka sulla spiaggia" di Haruki Murakami
  • Nell'aria, odore di: Basilico
  • L'ultimo sapore: fagiolini e aceto balsamico
  • Un ricordo: il vento tra i capelli e i ciliegi

martedì 20 giugno 2017

Il portone blu



I giorni che attendiamo sono i giorni che non abbiamo fatto nascere, giorni ai quali abbiamo tolto la possibilità di divenire, le promesse non mantenute, la distrazione delle cose, il canto delle sirene. Non c'è alcunchè da attendere, poichè ogni attimo accade perchè così dev'essere.
Qui e ora, le uniche dimensioni spaziali e temporali che esistano, e al centro ci sei soltanto tu.
Tu e le storie che ti porti dentro, le ferite sottopelle, il coraggio scivolato dalle mani, gli attimi di gioia eterna che ti vibrano nel cuore, i sorrisi al cielo, le lacrime alla terra.
Quel giorno della festa della ciliegia, sotto quel portone blu hai lasciato andare tutte le mancanze, le inutilità e i vuoti che ti sei trascinata dietro, tutte le speranze, tutto ciò che credevi erroneamente tali, ma non i desideri.
Sotto quel portone blu hai deciso di stare dalla parte dei desideri.
Quei desideri che probabilmente un lutto aveva portato via, per un pò.

Sono giorni di scrittura intensa, quella su carta, quella che ti ruba il sonno e ti restituisce un pò alla vita, quella che ti scava dentro e ti fa nuova. E giorni di lettura, di libri che ti leggono dentro, di messaggi che puoi decodificare soltanto tu perchè a te sono indirizzati, di frasi sottolineate. Giorni di lavoro in cui metti in gioco te stessa, e di impegno, e di passeggiate nel verde. Il verde che rigenera, in attesa del blu profondo.
I giorni che attendiamo li viviamo ogni secondo, sorriso dopo sorriso, lacrima dopo lacrima, scelta dopo scelta. L'attesa serve a dare il giusto valore alle cose, non è però l'interruttore del vivere.
Sotto quel portone blu è stato un attimo, un istante fugace...proprio come quando d'improvviso ti appare una verità, ti si dipana un dubbio, come quando una candela illumina una stanza buia,come quando cammini e inciampi "casualmente" in un soffione. 
E lì capisci tutto, capisci chi e cosa tenere.
Ancora una volta, ancora di più.




giovedì 15 giugno 2017

Il senso dei luoghi

Festa della ciliegia a Campoli del Monte Taburno (BN)

Ci sono luoghi che sono anfratti dell'anima, radici profonde e tenaci, ricordi di vite passate che attraversano lo spirito e s'insinuano sottopelle, nel sangue. E ne senti il richiamo, come fosse il ruggito delle onde che s'infrangono sulla riva, quel richiamo al quale devi fare appello perchè non si può ignorare.
E divento quei luoghi ogni volta che li ricordo, ogni volta che li rivivo.

Sabato scorso il mio compagno mi ha portato in un luogo bellissimo, facendo avverare un desiderio: abbiamo trascorso una meravigliosa giornata in un piccolo borgo del Sud Italia, precisamente a Campoli del Monte Taburno in provincia di Benevento, la terra delle streghe, di quelle donne che forte sentivano il legame con la Natura e per questo erano (sono) custodi di saperi che i più ignoravano, terra natìa, quella beneventana, del mio lignaggio paterno.
Siamo stati alla Festa della ciliegia, prodotto tipico della zona, ed è stata una giornata straordinaria.
La gente del posto è ospitale e cordiale oltremodo, me ne sono accorta dai gesti, dagli sguardi, dai calorosi abbracci, dalle strette di mano, prima ancora che dalle parole.
Il mio plauso va, inoltre, al lavoro di volontariato della Pro Loco di Campoli che ha messo in piedi, in maniera gratuita, l'intera organizzazione della festa, animati dall'amore per il loro territorio.
Per arrivare al piccolo borgo antico, abbiamo attraversato strade di campagna e il verde e l'azzurro hanno riempito i nostri occhi. Appena arrivati si sentiva soltanto il rumore del vento tra le fronde dei ciliegi carichi di frutti e il canto degli uccelli, poi man mano il paese si è gremito di visitatori e abitanti delle zone limitrofe...nell'aria si è diffusa la musica popolare a ritmo di tamburi, canti antichi e nacchere.


In questa atmosfera gioiosa e bucolica, ho partecipato ai laboratori di panificazione del pane con grani antichi e della pasta frolla per preparare deliziose piccole crostate e il laboratorio di marmellata artigianale di ciliegie di Campoli.

eccomi all'opera!





Sono state esperienze meravigliose perchè mi hanno permesso di rivivere ciò che fino a qualche anno fa, facevo con la mia amata nonna paterna, dalla quale ho ereditato, il nome, il sangue e l'amore per il vivere seguendo il ritmo delle stagioni.
Ai Laboratori, i maestri sono stati l'esperienza e il fare.
Ho snocciolato tante ciliegie, mentre lavoravamo ho incontrato sorrisi e sguardi felici, ho seguito con il cuore ogni parola detta da chi aveva i capelli bianchi, ho amalgamato allo zucchero i pensieri, mentre tutto fluiva con semplicità, ho ascoltato storie e racconti, carpito segreti culinari mai svelati apertamente, ricette e piccole magie, ho fatto rinascere cari ricordi e creato da saperi custoditi come preziosi tesori.

Abbiamo pranzato mangiando, naturalmente, i piatti tipici del luogo: le pizzelle con rosmarino e quelle con erbette di campo, poi io ho scelto il risotto alle ciliegie, dal sapore delicato e lievemente dolciastro che ho amato, mentre il mio compagno ha scelto un tipo di pasta fresca tipica del luogo, i "cecatelli" con sugo di pomodorini, salsiccia, rucola e erbette di campo, poi straccetti di pollo su letto di rucola e trionfo di ciliegie, un dolce di pastafrolla con marmellata e, ovviamente, ciliegie a cuore, grandi quasi come prugne, in quantità. Come souvenir ci hanno regalato dei piccoli barattoli di marmellata.



Ci siamo intrattenuti a parlare con gli abitanti del luogo, che con grande generosità ci hanno offerto vino, formaggi stagionati e ciliegie, abbiamo condiviso esperienze, ho fatto ricerche per quanto riguarda il mio albero genealogico, abbiamo passeggiato nei campi e accarezzato cavalli meravigliosi, in particolare una cavalla selvaggia e dolce al contempo..

Poi è stata la volta di un luogo per me magico, un posto dove ho trascorso tutta l'infanzia , l'adolescenza e parte dell'età adulta: il forno. Il ricordo della mia amata nonna paterna, la mia omonima, sì è fatto intenso, come gli odori che lì sentivo e mi ricordavano di lei...e tutti quegli oggetti sistemati in sequenza...come faceva lei...carichi di significato...ma questa è un'altra storia che vi racconterò un'altra volta, chissà...
appena è arrivata la signora quasi ottantenne a preparare il forno...un lacrima è scesa irrefrenabile sul mio volto, tutti gli sforzi fatti per trattenerla sono stati vani....
Dopo la zia Nicolina, mi ha svelato i suoi segreti per fare il pane, che sono pressapoco come quelli di mia nonna, la cura nello scegliere gli ingredienti e le farine integrali.... ci siamo abbracciate... consapevoli di avere la stessa essenza...
Mia nonna era lì con me.



E' questo per me il senso dei luoghi, è la memoria delle emozioni che essi ci lasciano dentro, al di là della loro materica fisicità, i luoghi tessono in noi fili che ci collegano ai nostri avi a chi è stato prima di noi, ma ci permettono anche di carpire insegnamenti semplicemente percorrendo le strade, guardando il volto delle persone che vi abitano, ammirando il paesaggio intorno e le piccole cose che li rendono unici.


A conclusione del viaggio, nel quale ho scattato tantissime foto, che probabilmente saranno protagoniste dei prossimi racconti, mi ha accolto un chiaro messaggio...destinato a me: l'arte dei nonni.
Il senso dei luoghi, prendendo in prestito il titolo di un affascinante libro dell'antropologo Vincenzo Teti, è per me proprio questo: tenere traccia della memoria.